scatolificio del garda _ 2019

ph. simone bossi / words. alessandro rota

L’ampliamento dello Scatolificio Del Garda, azienda leader nella produzione di packaging alimentare monouso biodegradabile e compostabile, è stato commissionato dalla proprietà allo Studio Nico Sandri con l’obiettivo di ridisegnare ed attualizzare gli spazi di lavoro e gli ambienti di rappresentanza, e di realizzare una nuova sala conferenze dedicata al dialogo sui temi della sostenibilità.

Nello Scatolificio il cosa viene sempre prima del come. Tutto è dichiarato: il calcestruzzo è calcestruzzo, il ferro è ferro, e il legno è legno. Anche i giunti sono senza trucco, eppure si ha la costante impressione che l’elemento essenziale debba ancora arrivare. Nessun dettaglio sembra interessato a spiccare sugli altri: in silenzio ogni pilastro porta la sua trave, ed ogni gradino lavora col precedente e il successivo. Le scelte tecniche seguono sempre quelle architettoniche, non perdendo mai di vista obiettivi come pulizia del disegno e semplicità percettiva. La coesistenza di elementi fissi ed elementi mobili, di materiali, di movimenti e di luci, è percepita solo in un secondo momento; ciò che già in prima battuta risulta evidente è piuttosto una sensazione di armonia, tenuta viva ed eloquente anche grazie all’utilizzo delle vetrate interne che permettono collegamenti visivi costanti: la luce diventa elemento costruttivo.

Il progetto riporta in primo piano le esigenze immateriali dello spazio, considerandone l’importanza già nelle fasi iniziali di un processo complesso che, concettualmente e strutturalmente, lavora “a ponte” sull’esistente. La percezione è l’elemento al quale riferirsi in ogni momento, da un’idea di spazio di qualità discendono a corollario le altre scelte: necessità strutturali, dimensionamenti, impiego dei materiali. La struttura del tetto dell’edificio è in legno: forze discordanti, generate da luci di oltre 30 metri, sono tenute da un disegno di travi triangolari che diventa soffitto a vista della sala conferenze, rendendo dinamica la percezione dello schema strutturale, statico e rigido per natura. Grandi pilastri in cemento armato prefabbricato sorreggono questo “ponte” e diventano elementi fondamentali per la percezione dello spazio, della luce e dei percorsi che si snodano all’interno dello Scatolificio. I materiali sono tutti utilizzati nella loro estetica più autentica, in tal modo le forme si impregnano della percezione di atemporalità eterna tipica dei materiali puri. Contemporaneamente, un racconto simbolico si fa carico di riportare l’uomo al centro di ogni discorso spaziale: in alto, sopra il bancone in cemento nero della reception, è presente il ritratto del volto del fondatore dell’azienda, ottenuto dalla sovrapposizione di reti metalliche appositamente intagliate dall’artista Giorgio Tentolini.

L’intera architettura, insomma, acquisisce il suo senso finale solo insieme alla considerazione di coloro che la vivranno: gli ambienti, fotografati vuoti, sembrano essere pensati e progettati in una posizione di immobilità attiva, come pronti ad esprimere volta per volta la loro funzione, in modo dinamico e con fiducia. Tutti gli spazi, operativi e amministrativi, e tutti i percorsi, di servizio o di rappresentanza, lavorano insieme in modo che proprio quella sensazione, quel qualcosa di atmosferico, sia percepito prima di ogni come tecnico.

La stessa dinamica è riconoscibile anche all’esterno: i muri perimetrali non si rivolgono immediatamente al contesto, ma si lasciano introdurre da una pelle color bronzo che accompagna la luce nei suoi movimenti quotidiani. Tra muro e pelle viene a costituirsi una separazione, una soglia che rende evidenti, ancora una volta, intenzioni progettuali rivolte al vuoto e che danno peso all’immateriale. L’edificio, inscatolato in un involucro a lame orizzontali in alluminio, parla con la strada un linguaggio ad alta velocità, ma allo stesso tempo, grazie a quella separazione, permette agli interni di rallentare i giri in maniera quasi assoluta. Il rivestimento esterno è montato completamente ad incastro, per garantire giochi di luce più fluidi; infine, un grande e informe portale d’accesso rompe su tre altezze la geometria del rivestimento stesso, permettendo l’ingresso.

Dimensioni, funzione e scala di un edificio di questa tipologia potrebbero rischiare da un momento all’altro di “inghiottire l’umano”; al contrario, nell’intero progetto dello Scatolificio, la parola chiave è una soltanto: armonia. Proporzioni, materiali e gerarchie sono sempre rivolte all’umano: l’uomo è sempre in dialogo con lo spazio, e al centro del progetto.